08/01/2008
08/01/2008 21:16

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maiaB si è trasferita all'indirizzo:

www.soloinsuperficie.com











05/01/2008
05/01/2008 18:35

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e alla fine si trasloca! (ultimo referrer)

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali, giochi di società
Cari amici vicini e lontani, l’ora è giunta.
È vero, non tutti i post sono stati travasati, ma confido nell’opera di edo, che, per fortuna ci si diverte con questi giochetti infernali, e nel prezioso aiuto di dario perché tutto sia sistemato al più presto.
Intanto non posso continuare a postare in due luoghi diversi, la cosa comincia a confondere anche a me.
Quindi ho deciso, tutti su www.soloinsuperficie.com!
Ho detto tutti.
E quando dico tutti, intendo proprio tutti. Gli affezionati lettori, vecchi e nuovi.
E i lettori da una botta e via che arrivano qui nei modi più improbabili.

I tanti amanti dell’arte che cercano “la primavera di botticelli” o “amore e psiche”. E gli amanti della scienza, i più numerosi in assoluto, che cercano la “visita medica” in tutte le sue declinazioni possibili (“visita medica completamente nuda”, “seno nudo alla visita medica” “spogliarsi tutto nudo per la visita medica strana” e così via). Una nota a margine spetta all’unico che ha cercato “visita medica della zia nuda” che introduce uno dei temi molto cari ai miei lettori: il calore familiare. Non sono pochi quelli che cercano “moglie guardona”, “zia guardona”,  “sorella guardona porca”. Senza contare i commoventi “porno gratis nonne” e “foto culo settantenni” che dimostrano quanto sia falso il luogo comune secondo cui gli anziani non interessano più nessuno. Anche perché ormai questo è diventato un paese di soli anziani. E infatti la seconda chiave di ricerca è “cosa dire a amico/collega che va in pensione”.
Mi lascia un poco perplessa “sfondi pensione”. Inizialmente ho pensato ad un refuso, ma poi ho notato quanti “sfondi tette” ci siano e, si sa, i gusti son gusti. Tipo quello che, orgogliosamente ribadisce “io preferisco la vacca”. Anche se in alcuni casi francamente si trascende. Cercare “tette di laura pausini” o “mila spicola nuda” è davvero troppo! E qualcosa da ridire avrei anche su “avventure di incontinenza”.

Molto interessante dovevano essere invece “cosa rivela del carattere l’ombellico” e “lezioni su come un sopracciglio solo”, tanto è vero che mi son messa a cercarli io stessa.

Rassicuro l’amico che cerca “vale sempre la regola del chi rompe paga?” che ormai di regole non ce ne sono più. Chiedilo pure a chi è capitato che “durante la visita medica del lavoro mi mette un dito in culo” (sic).

È curioso notare come, a seconda della provenienza, le stesse cose si cerchino in modo diverso. Se nella capitale cercano principalmente “abbassati gli slip” e in Liguria son molto richiesti “filmatini gratis di puttane” e “video porno senza pagare”, in Piemonte cercano “fighetta deliziosa” e “la fighetta della donna super dotata” (piemontese falso e cortese? E come diamine sarà fatta la fighetta della donna super dotata?).
A tale proposito, ne approfitto per avvertire quelli che hanno cercato proprio me con “porno maia” e “immagini maia dall’alto”, che hanno sbagliato indirizzo. Letteralmente. Quel genere di cose le tengo altrove. Per maggiori informazioni, prego contattarmi via mail.

Mi intenerisco, infine,  leggendo “frasi incoraggianti x gara di nuoto”. Mi riporta alla mente quando ero bambina. E mio padre, mio primo allenatore, mi gridava amorevolmente: “cogliona, che stai facendo?! Ritmo, respiro, virata! Testa, spalle, sgambata! E chiudi quella cazzo di sgambata!
Incapace!”
Ahhh, i bei vecchi tempi…

Ma, bando ai sentimentalismi.
Che il trasloco abbia inizio!
Vi aspetto su www.soloinsuperficie.com.
Veloci! Passo, testa alta, schiena dritta!
23/12/2007
23/12/2007 12:46

commenti (23)

la febbre del sabato sera

ovvero, fenomenologia della seratina fra amiche.

La famigerata uscita del sabato sera fra sole donne è un fenomeno molto studiato dalla sociologia contemporanea.
Dagli sciami di ragazzine eccitate, troppo truccate e troppo poco vestite, che si raggrumano davanti alle discoteche. Alle mandrie di anziane signore fameliche, troppo truccate e troppo leopardate che si assiepano davanti ai ristoranti, ogni fascia di età riserva mirabili spunti a chi le osserva con attenzione.

Qui ci occuperemo delle trentenni in libera uscita.

La fascia delle trentenni è la più varia. Una zona intermedia in cui la maggior parte degli esemplari si è già costruita una famiglia, ma in cui gli esemplari single non vengono considerati ancora socialmente troppo vecchi per essere giudicati patetici casi senza speranza.
In gruppi di femmine di questo genere, le serate del sabato sera si svolgono sempre più o meno seguendo una scaletta molto rigida.
I luoghi scelti per trascorrere la serata sono l’unico elemento non codificato, potendo variare anche sensibilmente a seconda dei gusti personali e del grado di accettazione del passare del tempo.
Si vedono, dunque, gruppetti di trentenni che affollano le stesse discoteche frequentate da quindicenni (che poi sono quelli che finiscono la serata col più alto tasso di depressione), come gruppetti che affollano le sale dei cinema, dei ristoranti o dei pub.
Indipendentemente dal luogo prescelto, però, l’evoluzione della serata è sempre lo stesso.

Il ritrovo

Gli elementi felicemente sposati e con figliolanza, si presentano in leggero anticipo all’appuntamento, impazienti di godersi quella che chiamano l’ora d’aria.
Le single, che mai hanno abbandonato le buone vecchie abitudini giovanili, si presentano con il canonico quarto d’ora di ritardo.
Ogni arrivo è salutato da imponenti schiamazzi, che pare abbiano la funzione di riconoscere coloro che via via vi si aggiungono come legittimi membri del gruppo.

Il primo tempo

La prima parte della serata è sempre dedicata all’aggiornamento sulle rispettive vicissitudini. La parte del leone in questa fase è senza dubbio delle sposate con prole, che si impossessano della conversazione e la dirigono immancabilmente sulle gioie familiari. Sulle innumerevoli soddisfazioni che riservano i pargoli, i loro mirabili progressi nel campo della deambulazione, della proprietà di linguaggio, della minzione e defecazione.
In questa fase le coniugate non ancora riprodottesi possono inserire qualche osservazione di ammirata invidia.
Le non sposate usano annuire in silenzio o, al massimo, proferire ogni tanto qualche verso gutturale di meraviglia e di approvazione.
Le amabili chiacchiere vengono abbondantemente irrorate con bevande varie. Usualmente cocktail analcolici per le madri, cocktail alla moda per le sposate semplici e boccali di americani o whiskey liscio per le single.

Il secondo tempo

Dopo qualche ora di scoppiettante conversazione, e dopo che le madri si son convertite agli alcolici, il discorso si sposta malinconicamente sui ricordi di gioventù. Che a quell’ora sembra incredibilmente lontana. A farla da padrone son sempre le sposate, semplici o riprodotte, che rimpiangono giorni felici in cui potevano fare tutto quello che volevano, quando volevano, senza l’insopportabile peso dei bimbi al seguito, figli o mariti che siano.
L’attenzione si sposta progressivamente sulle single, che avvertono avvicinarsi il proprio momento e, generosamente, passano le proprie bibite alle felicemente affamigliate.
Partono narrazioni di incredibili avventure amorose, gesti romantici di corteggiatori irriducibili, atleticissimi incontri sessuali orgiastici che le sposate ascoltano con le lacrime agli occhi.
Quando l’esemplare più debole del gruppo crolla dando una testata sul tavolo, si realizza che è ora di tornare a casa.

Il terzo tempo

Si organizzano, con gran difficoltà, le macchine per il rientro.
Alla fine, dopo aver schiamazzato abbondantemente ed aver cantato a squarciagola quelli che sono evidentemente canti di saluto, tutte riescono a montare più o meno compostamente nelle automobili assegnate. Si muovono in carovana, superandosi e clacsonandosi a vicenda e urlandosi parole incomprensibili da un finestrino all’altro.
La prima tappa è sotto casa della single. Quelle ancora sveglie e in possesso delle proprie facoltà motorie scendono per salutarla di nuovo calorosamente e, ammiccando, le gridano in un orecchio: tanto lo sappiamo che ora ti cambi ed esci di nuovo con, quanti, tre uomini?
Beata te!
La single si schermisce ridacchiando.

Le altre se ne vanno, rumorosamente come sono arrivate.

La single guarda l’ora.
Caspita! già le nove e mezzo! Meglio andare a letto, che domani mattina mi aspetta il corso di yoga in videocassetta!

22/12/2007
22/12/2007 11:03

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annunciazione annunciazione

Archiviato da maiaB in:
dietro pressanti inviti che mi piovono da più parti, vi comunico finalmente che STO PER CAMBIARE CASA.

Lasciare questo baraccone lento e arrugginito non è così facile. Nonostante tutte le imprecazioni che mi fa uscire ogni volta che si blocca o mi cancella sul più bello i post più meravigliosissimi che la mia mente partorisce, io a splinder mi ci sono un poco affezionata.
E mi dispiacerebbe più di tutto perdere gli amici che mi ero fatta qui. Una piccola comunità, intima e raccolta.
Spero che gli splinderini di voi mi seguano anche nella mia nuova casa.
Di posto ce n'è per tutti.
Sarà più scomodo per voi, non avrete più gli aggiornamenti nella vostra casellina splinderiana, ma pur di leggermi un piccolo sforzo si potrà fare, o no?
Spero mi segua ancora cinas, dai commenti lapidari. E tenda, dai post rilassanti. E il Mago che aizza in me la bischeraggine più acuta (in qualche commento ai suoi post credo di aver detto anche una parolaccia!). E taniele, coi suoi nonsense. E aqua e cronomoto che sanno creare con poche parole mondi evocativi e incantati, dove mi piace perdermi. E baxx, compagno di musica e adorazioni waitsiane. E adrix e saulle e fass che si palesano poco ma che so che mi leggono. E il Cavaliere, col quale ho passato una notte indimenticabile, della quale però non ricordo niente. E tutti quelli che passano ogni tanto, a vedere se sono ancora viva. E tutti quelli di cui mi sono dimenticata, facendo una gaffe colossale.

A tutti gli altri, i non splinderiani, non dico niente. Per voi il passaggio a soloinsuperficie.com è addirittura più comodo. Ci avete meno lettere da digitare. Quindi poche storie!
Chi mi ama, mi segua.
E chi non mi segue, peste lo colga!

Allora tenetevi pronti, eh. E' quasi tutto ultimato.
Devo solo capire come diavolo si fa a travasare i post (spero che si possa, io ce li voglio, a costo di copiarli a mano) da qui a lì e poi si parte.

Vi aspetto numerosi all'inaugurazione.
Portate da bere.
E anche qualcosa da mangiare, che è meglio.

ULTIM'ORA
(ovvero, come mettere il carro davanti ai buoi)
mi si fa notare che non esiste più un modo di trasferire i post da splinder a wordpress. Quindi tutto è rimandato. Ripeto, tutto è rimandato. Io i miei poveri postini mica li lascio qui da soli abbandonati! Poveri piccoli! Con tutta la fatica che ho fatto per dar loro vita e accudirli e crescerli. E vedere come si muovevano nel mondo. I primi passi, i primi vagiti...
No, non li posso abbandonare!

Mi spiace per la mobilitazione mancata (e per la figura barbina. Ma tanto ormai ci sono abituata).
Riponete lo spumante, mettete via dolci e salatini.
Oppure festeggiate fra voi. Alla salute del mio nuovo blog, tutto bello pronto, che non vedrà mai la luce...
20/12/2007
20/12/2007 14:15

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attenzione attenzione

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali
due annunci importantissimi per tutti i miei (otto) lettori.

Per prima cosa segnalo un'importante manifestazione per la Pace nel mondo.
Riporto dal corriere della sera:

Un orgasmo globale per la pace nel mondo

L'iniziativa è alla seconda edizione: l'appuntamento è per sabato 22 dicembre alle 7 del mattino

La Pace nel mondo è senza dubbio cosa importantissima, mica vorrete boicottarla!

Poi un'altra iniziativa umanitaria molto lodevole.
Un mio amico  si è impegnato anima e corpo per salvare un mondo da sicura estinzione.

"Save the Cispollino, save the World". Questo il suo motto.
Aiutiamolo!

Andiamo, siamo pochi, ma possiamo fare molto.
Diamoci da fare!
20/12/2007
20/12/2007 10:06

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cose che ho imparato

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, a lavoro

quando in ufficio l'atmosfera è lugubre
e la radio è bandita,
anche le musichine d'attesa telefonica possono creare dipendenza.

Al punto che quando ti rispondono, sei fortemente tentato di attaccare e ritelefonare.

18/12/2007
18/12/2007 08:12

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poltergeist (sono intorno a noi) parte II

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, a lavoro, i vostri preferiti
Che poi mi son sempre considerata una persona mediamente intelligente. Non tanto intelligente o troppo intelligente. Mediamente intelligente. Di quelle che dei quiz in tv conoscono ogni argomento. Di quelle che si indignano per la stupidità delle domande. Di quelle che rimpiangono i bei tempi in cui non c’erano tutti questi “aiutini”.
Di quelle che, mentre il conduttore ancora legge la domanda, prima che escano le quattro opzioni fra cui scegliere, inarcano il sopracciglio, sbuffano e mormorano schifati un “che cazzata!”.
E se i familiari, mediamente intelligenti anche loro, ma un po’ meno, chiedono “ah sì? E qual è la risposta giusta?”, incominciano vergognosamente a prendere tempo, imbastiscono uno studio semiologico sul vero significato del quesito, partendo da eva e il frutto proibito (tanto si sa che tutto è partito da lì e lì ritorna), fino a che il concorrente non ha risposto. Se particolarmente bravi, riescono a pronunciare la loro risposta giusta quasi in sincrono con il conduttore.
Ecco, io sono di quelli talmente abili, che sembrano sempre dare la risposta addirittura prima della tv.
Sono intelligente, dicevo. Mediamente intelligente.
E allora perché non mi sono accorta di nulla?

Perché francamente era poco credibile.
Tu sei lì, che ti licenzi.
Magari semplicemente ti è venuto a noia il colore delle scrivanie.
E allora decidi di andartene.
Fai la tua bella letterina di dimissioni. La guardi, te la riguardi... Mentre attraversi i corridoi a passo di carica, sei preso da una strana euforia. Canticchi Wagner, anche se non ti piace. Ti senti un poco come un esploratore. Un eroe. Il cambiamento. Lasciare il noto per l’ignoto… Ti fermi davanti alla porta del capo, conscio del momento. Sai che non si torna indietro. Come disse Cesare, Gallia est omnis divisa...  Tiri un bel sospiro.
Bussi.
Consegni con aria trionfante.
Torni al tuo posto e usi il pc del tuo ormai ex ufficio per mandare il curriculum a giro.
Ti rispondono in meno di mezz’ora.
Stavano cercando proprio te! Cercavano uno con la tua qualifica, le tue conoscenze, le tue esperienze!
Ti stavano aspettando da giorni, da mesi, da anni!
Sei entusiasta.
Vai al colloquio.
Ti ricevono Gianni e Pinotto.
E qui qualche dubbio doveva venirti.
Quello basso e con una massa di capelli unti ti investe di parole. L’altro, quello alto senza capelli, forse muto, inciampa e per fingere disinvoltura si aggrappa alla sedia, trascinandola a terra in un rimbombo assordante.
Sono buffi, ti dici. Mi divertirò.
Ti mostrano la stanza in cui lavorerai.
Curiosamente le colleghe sono tutte in cappotto, sciarpa e guanti. Saranno appena rientrate dalla pausa caffè, ti dici.
C’è un bellissimo bar dall’altro lato della piazza. Mi divertirò un mondo.
L’atmosfera è solare, merito di quelle luci non troppo forti, che colorano tutto di un allegro arancione.
L’ambiente è importante. Cavoli se mi divertirò!
Senza contare la distanza da casa. Otto minuti a piedi. Addio costosissimi abbonamenti a bus che non passano mai, addio all’angoscia di essere perennemente in ritardo.
Dio, questo posto è il paradiso!

Poi, una alla volta, cadranno tutte le fette di prosciutto.
Il contratto proposto è di prova, un mese. Che vuol dire stipendio basso e tu che lavori come un ossesso, per ben figurare e farti assumere in pianta stabile.
Le colleghe sono tutte imbacuccate semplicemente perché il riscaldamento non funziona e se provi ad attaccare la stufetta elettrica, salta la corrente.
Impianto vecchio, dicono.
La pausa caffè non esiste, tranne che per Gianni e Pinotto. Loro verso le undici trillano contenti: “ragazze, noi andiamo a prenderci un bel caffè. Con questo freddo è proprio quello che ci vuole!”.
La luce così solare altro non è che lampadina poco costosa. Pochi watt, poca luce, poca vista.
A fine giornata torni a casa con un mal di capo che ti fa sragionare. Prendi in seria considerazione l’ipotesi di tagliarti la testa per bloccare il dolore.
E poi tante piccole cose che la prima volta non avevi notato.
Le mattonelle rotte tenute insieme dallo scotch da pacchi.
Il bagno, adibito a magazzino, con le finestre dai vecchi infissi gonfiati dall’umido e dalla pioggia che non si chiudono più, cosicché una lieve brezzolina invernale allieta le tue pause di riflessione…

E Gianni e Pinotto… quello che inizialmente ti era parso uno buffo modo di comportarsi, si rivela per quello che è.
Quei due non sono normali. Quei due in realtà sono due alieni.
O spiriti maligni.
Ma certo! Il palazzo deve essere stato costruito su un camposanto e gli spiriti residenti si sono offesi! Così lo hanno invaso. I due più imbranati hanno preso possesso di questo ufficio. Ed hanno cominciato a distruggerlo. Così si spiega la devastazione, gli strani rumori, le porte che sbattono in continuazione, le urla disumane che riempiono i corridoi…
Guardo con terrore la stufetta spenta. Non è che mi risucchia dentro?

Vabbè, mi consolo, almeno non arrivo mai in ritardo.
16/12/2007
16/12/2007 17:46

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alcune nozioni fondamentali

Archiviato da maiaB in: visioni, educazione sessuale

Ieri sera sono andata al cinema.
Ho visto “Irina Palm”, un film che raccomando caldamente a tutti.

È delicato e divertente.


Ma sopra ogni cosa, è un film istruttivo.
Non sono pochi gli spunti su cui mi ha fatto riflettere.


Ad esempio ho imparato che non è mai troppo tardi per reinserirsi nel mondo del lavoro. Basta essere dotati di sufficiente elasticità mentale.

Che gli uomini si eccitano come porci anche davanti a culi peni di cellulite. Basta avere un palo da lap dance.

Che a masturbare professionalmente si guadagna anche 800 sterline a settimana.
Niente male davvero in questi periodi di magra.
Basta avere mani morbide (mai più dimenticare la cremina nivea!) e un buon tocco (che si può sempre acquisire).

Che i rovesci esistenziali e gli abusi di alcol e droghe possono rovinarti la voce e la vita (in tutti i sensi) fino a renderti quasi irriconoscibile, ma quando una è Donna, lo rimane per sempre.

11/12/2007
11/12/2007 18:05

commenti (19)

il sangue degli altri

Archiviato da maiaB in: letture

Avviso importante per tutti i miei lettori siciliani (sono solo tre, ma bellissimi) e per tutte le donne e gli uomini di buona volontà delle zone limitrofe:

 

domani, mercoledì 12 dicembre 2007
alle ore 18,00 presso la Libreria Kalòs
in via XX settembre 56/b a Palermo

si terrà la presentazione de "Il sangue degli altri", edizioni Sironi.

Qui qualche info: http://ilsanguedeglialtri.wordpress.com/
Lo presentano Piergiorgio Di Cara e Davide Romano.

Ve lo dico perché il libro in questione merita. Ne ho già accennato, scherzosamente altrove.

Vi ho parlato di un personaggio-macchietta che ricorda il Catarella di Camilleri e le figure un po’ stereotipate dei due personaggi femminili principali.

Ma c’è ben altro.

 

Brevissimamente, è la storia di un giornalista freelance che, stufo dei soliti reportage sulla Palermo bene, si butta a capofitto nell’indagine su un presunto caso di riciclaggio. Si ritrova però invischiato in fatti più grandi di lui, che lo portano addirittura nel mezzo di una guerra negata, quella cecena. Tornato a casa, nulla sarà più come prima. Il suo sguardo ormai è cambiato. E nemmeno la “soluzione” dei misteri su cui stava indagando, gli darà pace.

 

E’ un noir particolare “Il sangue degli altri”.

Diviso in tre parti nette.

La prima è un susseguirsi di fatti, che si rincorrono veloci. Anche lo stile, asciutto, secco, senza una parola inutile, aumenta la sensazione di ineluttabilità degli eventi.

L’ambientazione è quella resa ormai familiare dai romanzi camillereschi, ma fotografata da un’angolazione diversa. Senza quell’aria di sottinteso compiacimento, di complice benevolenza riservata ai personaggi, soprattutto ai “buoni”. Qui di buoni a tutto tondo non ce ne sono. Forse il maresciallo dei carabinieri amico del protagonista, cui viene riservata la figura più simpatica, che comunque paga con una punta di dabbenaggine.

Anche qui si avverte il calore della terra di Sicilia, ma il calore è inteso come afa. Si sente il sudore. L’odore. Nulla di aspro ci viene risparmiato.

Il protagonista certo non è un eroe, ma nemmeno il classico anti-eroe. E’ pieno di difetti, spesso risulta sgradevole, nel modo che difficilmente spinge ad identificarsi con lui.

E si muove in un mondo arreso, fatalista, piegato alla convivenza con la criminalità.

Detto così sembra un romanzo pesantissimo e invece il tutto è raccontato con tono disincantato e amaramente ironico che fa letteralmente divorare le pagine.

 

La seconda parte cambia passo. L’azione si sposta in Cecenia, in luoghi di guerra e miseria. Il racconto si fa drammatico. Il ritmo rallenta. La narrazione prende respiro. Ma non cade nel patetico. Anche i momenti più delicati, sono trattati con sobrietà, con dolcezza, con tatto.

 

Si torna poi in Sicilia. La velocità riprende il sopravvento, ma le storie ascoltate, gli orrori di cui siamo venuti a conoscenza, hanno cambiato lo sguardo del protagonista. E anche il nostro. Si arriva allo scioglimento finale senza la soddisfazione liberatoria che un giallo porta di solito.

Siamo tutti più consapevoli.

E non si può dimenticare.

08/12/2007
08/12/2007 18:27

commenti (18)

intervallo (sabato italiano)


Fra un tempo e l'altro di poltergeist un po' di pubblicità.

Sabato pomeriggio. Tempo di relax.
Finalmente posso riprendere in mano quel libro che mi piace tanto e che non riesco mai a finire. Uhm... sì, voglio proprio godermelo sotto il piumone caldo...
Leggo la prima parola.
Mi fermo.
Riattacco.
Mi rifermo.
Riprovo.
Nulla da fare.
E' che proprio non riesco a concentrarmi. Mia sorella nella stanza accanto ha messo Amici a tutto volume. Ho provato a neutralizzarli sparandomi gli acuti di Aretha Franklin nelle orecchie, ma davanti agli squittii eccitati del pubblico della De Filippi è tutto inutile.
Spazientita, metto da parte il libro e decido di controllare la posta elettronica. Parto dalla casella hotmail. Una volta mi piaceva hotmail. In fondo è stata la mia prima casella  e la prima volta, si sa…
Ma da qualche tempo a questa parte è diventato di una lentezza insopportabile. Tutta colpa di quei filmatini pubblicitari che mettono in testa alla pagina. Saranno anche bellini, di sicuro sono pesanti e ogni volta aprire o inviare un messaggio diventa una lunga agonia. Mentre sono lì che aspetto che compaia la videata della posta indesiderata, mi faccio un caffè, completo un sudoku, mi limo le unghie, e alla fine lo vedo.
Là in cima, tutto colori sgargianti.
Bello grosso.
No, non “TUTTE LA CANZONI DI BIAGIO ANTONACCI”, per carità!
Quello che mi ha folgorato è stato:

VUOI TROVARE L’UOMO PERFETTO GRATIS?

E lo domandi? Certo che sì! Certo che lo voglio l’uomo perfetto gratis! Basta con questi uomini perfetti che costano un occhio della testa, che devi imbottire di soldi a inizio serata perché poi facciano il bel gesto di pagare la cena o il cinema o il motel!
Io l’uomo perfetto lo voglio gratis!
E ricco.
Bene, fammi vedere dove lo trovo, questo uomo perfetto gratis.
Ma porc… che c’entra adesso l’epilatore Braun? I maledettissimi filmatini pubblicitari. Oltre ad essere pesantissimi, hanno il difetto di cambiare in continuazione. E me lo spieghi adesso che me ne faccio delle gambe liscissime senza l’uomo perfetto che me le carezzi?

Nel frattempo Amici è finito, mia sorella erompe nella stanza volteggiando sulle punte con leggiadria d'elefante, e cantando a squarciagola una canzoncina della trasmissione.

Dio che sabato…
07/12/2007
07/12/2007 12:21

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poltergeist (sono intorno a noi) parte I

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ovvero

del perché sono improvvisamente sparita

 

Dunque, piccolo riassunto delle puntate precedenti.

Ormai assuefatta alle uscite dell’uomopalla, desiderosa di provare nuove esperienze, assetata di nuove emozioni, mi licenziai.

Disperazione e sconforto piombò fra le mie colleghe. Una mi si avvinghiò alle caviglie nel disperato tentativo di bloccarmi. “no, ti prego, non ci lasciare!” belava commovente, mentre moccoli verdastri lordavano il suo bel viso. Temeva che le toccasse il mio lavoro.

“Non temere, cara, in spirito sarò sempre con voi. vi porterò nel mio cuore, non vi dimenticherò mai. su, giuditta, ricomponiti!” “mi chiamo arianna, stronza!”

E così presi le poche cose che erano rimaste nei miei cassetti, ci feci un fagottino e me lo misi in spalla. Sognavo di farlo sin da quando, dolce bambina, guardavo Remì. Ah, bei tempi, le risate che mi facevo...

Mentre uscivo mi rimbombavano in testa i flebili vagiti dell’uomo-palla: ma... ma... quando ti ho detto cretina mica volevo offenderti! ma... ma... quando ho detto che non facevi nulla, mica intendevo dire che non facevi nulla... non andare, in realtà ti stimo, ti ammiro, ti voglio tanto bene... mi sento come un padre per te!

Senta, di padri rompiglioni ne ho già uno e mi basta e avanza! quindi la saluto!

Uno strano ticchettio accompagnava i miei pensieri. Come di metronomo sovreccitato, come di tacchi a spillo in piena corsa. No, questa è di nuovo genoveffa che mi rincorre per fermarmi.

Mi giro con la mia migliore espressione alla bud spencer dipinta sul volto ma non vedo nessuno.

Mi rigiro verso il portone, ma un vocino roboante alle spalle mi fa: che, ora non mi guardi nemmeno? non ne hai il coraggio, eh? Mi ririgiro. Abbasso lo sguardo ad altezza uomopalla e lo vedo lì, in posa plastica, a gambe larghe, ben piantate, un braccio levato alto contro di me, a sfiorarmi l’ombellico.

“tu!” l’aria tremò. e mille occhi si affacciarono dalle stanze.

“tu! tu rinneghi tuo padre!

sappi che se esci da quella porta, non potrai più tornare indietro.

se esci da quella porta, rimarrai per strada. misera. anche i vermi ti schiferanno. e non troverai mai più lavoro! mai più!

e vagherai nelle nebbie, sola e derelitta, per il resto della tua, brevissima, esistenza!”

“ok.”

Lanciai un ultimo sguardo verso le facce terrorizzate che mi fissavano, sorrisi e me ne andai.

26/11/2007
26/11/2007 20:58

commenti (43)

artest

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali, i vostri preferiti
Cari lettori, dato che mi sento un poco in colpa a trascurarvi così, ho deciso di lasciarvi un giochino col quale trastullarvi in mia assenza.
A dire il vero il “giochino” in questione è cosa seria. Si tratta, infatti, di un finissimo test psicologico che su Donna Moderna e Virgilio se lo sognano, essendo il frutto del lavoro di cervelli di portata spaventosa. C’eravamo io, la foto di Freud, Morelli, Crepet, Platinette e Rita Levi Montalcini. Che, provata dalla dura vita di senatrice, è crollata quasi subito in un sonno profondo. Platinette si è immediatamente dedicata a studiarne la capigliatura e così io e i due maschioni ci siamo potuti sbizzarrire.
Fatelo anche voi.
Potreste scoprire lati del vostro carattere che non pensavate di possedere.

Procediamo dunque col test: CHE IMPORTANZA HA L’ARTE NELLA TUA VITA? E PREFERISCI ESSERE TUTTO GENIO E SREGOLATEZZA O UN BORGHESUCCIO MISERO E TRISTE?

Istruzioni.
Prendete carta e penna e segnatevi le risposte, ordinatamente, dalla prima all’ultima, una dopo l’altra.
Mi raccomando, rispondete sinceramente alle domande e d’istinto, senza starci a pensare. E non sbirciate i profili in fondo. Altrimenti non vale.
Buon divertimento.

(disclaimer: ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale)

1) se voi foste un quadro, che quadro sareste? (dite la verità, è originale questa, o no? Avete idea di quanto ci abbiamo messo per metterla a punto?)

a b c  d



2) quale fra questi quadri rappresenta meglio il vostro concetto di arte?

a
  b   c  d



3) quale fra questi quadri tocca maggiormente le vostre corde interiori?

a b c d



4 quale fra queste opere tocca maggiormente le vostre corde esteriori?

a  b  c  d



5 quale fra questi quadri vi tocca?

 a
b c d


Bene.
A questo punto sommate tutte le risposte “a”, tutte le risposte “b”, tutte le risposte “c” e tutte le risposte “d”. Nel senso di sommare tutte le volte che avete risposto la stessa lettera, non tutte le risposte di tutte le lettere insieme.
Fatto?
Bene, adesso controllate qual è la lettera che ricorre più spesso.


MAGGIORANZA DI RISPOSTE a
siete Sauro Sandroni: mi dispiace per voi, sinceramente.
Siete fondamentalmente confusi.
In ogni campo.
Incerti anche sulla vostra identità sessuale, vi dibattete continuamente fra due opposti estremi. Partecipate entusiasticamente alle gare di rutti, ma mettendovi sempre una mano davanti alla bocca. Siete cultori de “I guerrieri della notte”, ma solo perché vedere quegli scontri fra omaccioni vi procura brividi indicibili.
Se qualcuno vi dice che siete dolci, scoppiate in lacrime urlando: “non è vero! Sono virile io!”
Vi rifugiate nel mondo noir. Ne leggete decine, centinaia. Ne create addirittura qualcuno, in cui immaginate di diventare un killer senza scrupoli che ammazza uomini a sfare (chiara metafora del fatto che in realtà volete uccidere l’uomo che è in voi per essere finalmente e totalmente donna).
Però questa vostra passione (morbosa) farà la vostra fortuna. Un giorno recensirete il libro di un giovane e promettente scrittore che, per oliarvi, vi proclamerà  il più grande intenditore di noir di tutti i tempi. E tre o quattro persone ci crederanno pure. Finché si accorgeranno che nemmeno sapete chi sia Otto Preminger e che sostenete che gli unici veri film noir sono quelli a colori dove si dicono le parolacce.
Insomma, gloria breve ma intensa.

MAGGiORANZA DI RISPOSTE b.
Gli snob:
acculturatissimi, informatissimi su ogni nuova tendenza del mondo dell’arte, guardate dall’alto in basso chiunque non ne sappia quanto voi. Quindi tutti. Alla domanda su quale sia il vostro pittore preferito, non rispondete mai un banalissimo “Giotto” o “Botticelli” o “Monet”, nemmeno sotto tortura. Gli unici artisti che citate sono semisconosciuti dai nomi impronunciabili. Se una poveretta si azzarda a chiedervi: “ma come si intitola il tuo quadro preferito?” non potete proprio fare a meno di rispondere: “titolo? Ancora ferma ai titoli sei?”.
Ma in realtà è tutta scena. Sotto sotto siete insicuri. E permalosissimi. Anche in questo momento, mentre leggete e vi riconoscete in questo profilo, ci state rimanendo malissimo. E state pensando a una risposta spiritosa da dare in pubblico e a una serie di insulti da farmi in privato.
Vivrete un improvviso botto di popolarità quando vi ritroverete personaggio, minore ma fondamentale, nell’opera prima di un giovane e promettente scrittore.
Sarete allora combattuti fra l’orgoglio e l’irritazione per il fatto che nel romanzo non vi viene messo in bocca qualche giudizio illuminante sull’opera omnia dell’illustre pittore contemporaneo Gkjnsauiybdg.
Vi rifarete disegnando template alle blogstar. Diventando artisti contemporanei a vostra volta.
Ma il vostro cognome è così banale, che non diventerete mai famosi negli ambienti che contano veramente.
Insomma, gloria lunga, ma solo in ambienti mediocri.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE c
I caproni:
è evidente, voi di arte non capite niente. E ne andate fieri. Per voi l’unica forma di arte sono i calendari con le veline.
Gli unici film che guardate sono quelli porno.
L’unico vero quadro che conoscete è uno che vi ritrovate appeso nel tinello e nemmeno sapete chi l’ha dipinto e cosa rappresenta.
Egoisti, cinici, autoreferenziali, leggermente maschilisti, avete non poche difficoltà a relazionarvi col vostro prossimo senza irritarlo dopo due secondi.
Poi un giorno scriverete un libro. Questo. Nonostante l’età ormai avanzata, verrete più volte indicato come giovane e promettente scrittore. Incredibilmente, nonostante le figure femminili nel romanzo fortemente stereotipate e poco credibili e nonostante la presenza di un personaggio che è copia sfacciata del camilleresco Catarella, il vostro libro vi riuscirà bene. La scrittura veloce e fresca, l’intreccio pieno di colpi di scena e di svolte inaspettate, terrà i lettori col fiato sospeso. Fino alla fine. Li coinvolgerà anche in situazioni abitualmente poco frequentate dal pubblico italiano, come la guerra cecena. In poche parole, scriverete un bel noir, teso e asciutto.
Al quale ne seguiranno altri.
Insomma, fama lunga e intensa. Che vi renderà sempre più insopportabili.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE d
I banali:
delle due l’una, o siete donne, o siete incredibilmente, mediocremente borghesucci.
Nessuna speranza per voi.

SOLO RISPOSTE d
Siete mia sorella.

Ricordati di ritirare i panni. Che piove.
21/11/2007
21/11/2007 23:56

commenti (23)

the titlekillers

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali, visioni, arte varia

l'altra sera me ne stavo mollemente distesa sul letto a godermi un film che adoro.
Mentre ero lì che ridacchiavo di gusto, non ho potuto fare a meno di domandarmi un paio di cose.

Primo: perché chi ha il compito di tradurre i titoli dei film stranieri in italiano fa così? Ce l'avrà con  gli autori? Col regista? Con gli attori? Oppure mettono lì il primo che capita? Magari con un vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano, uno di quelli tascabili, tanto carini, tanto piccini, che non si legge mai quello che c'è scritto.
Magari è solo il portiere degli studi di doppiaggio.
Lui se ne sta lì, tranquillo, a fine turno, che pensa alla poltrona sformata, tanto comoda, che l'aspetta a casa. Comincia a cambiarsi (i portieri me li immagino tutti così, con la divisa rossa e il cappello coi galloni dorati) canticchiando (i portieri me li immagino tutti così, intonatissimi) e accennando qualche passo di danza (i portieri me li immagino tutti goffi, ma questo balla come Gene Kelly). All'improvviso, dal buio dell'atrio ormai vuoto, si leva, terribile, un: "Ma porc! Ci siamo dimenticati di nuovo il titolo! Chiama fred!"
"E' andato"
"Chiama bill!"
"Andato"
"Cavolo! chi ci è rimasto?"
"Nessuno, se ne sono andati tutti. Del resto son già le sedici  e trenta!"
"Acciderbola! Ho appuntamento dal paragnosta! E adesso come facciamo? Uhm... TU!"
"Chi, io?"
"Si, tu, Fred Astair! (i direttori del doppiaggio guardano troppi film e fanno un poco di confusione). Vieni qui. Ho un compito importantissimo da affidarti. Un compito dal quale dipende la riuscita di tutto il film. Ma che sto dicendo! Di questa società di doppiaggio! Ma che dico! Del tuo posto di lavoro!"
"Ma... io..."
"Zitto! Adesso, per il bene dell'umanità (e del tuo posto di lavoro) tu farai quanto ti dico. Lo vedi questo? Questo è il titolo del film che abbiamo appena doppiato. Si chiama "The Ladykillers". E' inglese, eh. Adesso tu prendi questo bel vocabolarietto italiano/inglese-inglese/italiano e mi traduci il titolo. Ma fai presto, che domani mattina alle cinque dobbiamo distribuirlo a tutti i cinema d'italia!"

E così il poveretto, che non apre un vocabolario da quando ci nascondeva le fotine porno dal controllo dell'occhiuta mamma, si ubriaca ben bene per farsi coraggio e, moccolando, si mette all'opera.

E' l'unica spiegazione plausibile per cui "The ladykillers" sia potuto diventare "La signora omicidi".

Punto secondo.
Perché quando un film riesce perfetto si deve per forza sentire il bisogno di rifarlo?
Non è meglio lasciarlo così com'è, nella sua perfezione?
Questo, ad esempio. Il ritmo, le luci, le ombre, la scenografia. Ogni cosa è esattamente come dovrebbe essere. Ogni scena è necessaria. Ogni inquadratura è significativa.
E' un film che non perde un colpo, che non rallenta mai.
Un film in cui la recitazione è geniale, carica, ma mai eccessiva. Istrionica, ma controllata. In cui l'attore è fondamentale, ma non sopravanza mai la scrittura.
Un film in cui la scrittura è curatissima, ma non soffoca mai gli attori costringendoli a parlarsi addosso.
Insomma, un raro esempio di equilibrio.
Un meccanismo ad orologeria, si sarebbe detto una volta. E infatti è un film di una volta. Del 1955.

Poi nel 2004 arrivano i fratelli Coen (che io adoro) e me lo trasformano in un insulso carrozzone strabordante di colpi di scena, stiracchiati. Ne fanno un lunapark di colori. Di suoni. Un’accozzaglia di caricature improponibili, poco simpatiche, fra le quali spicca il gigionismo di un primattore francamente irritante. Che dal confronto con Alec Guinness esce a pezzi.
 
Ma soprattutto nel rifacimento si è perso il senso del ritmo. Il vero segreto di certo cinema.
Il tempo delle battute e dell'azione, scandito in maniera anche esplicita durante il film, tramite il metronomo umano sir Alec Guinness, è stato dilatato, distorto, sbrodolato.
Quello che era precisione, perfetta simmetria, gioco di fioretto, si trasforma in ansia, in fretta. In noia.  Diventa un colpo di clava che si abbatte, sonoro, sul cranio dei poveri spettatori.

Perché?


ps in questi giorni sarò spesso assente.
Il nuovo lavoro mi assorbe giorno e notte. Negli incubi.
Portate pazienza, tornerò presto. Il tempo di spacciarmi per lavoratrice indefessa...
14/11/2007
14/11/2007 12:19

commenti (33)

Verba (sed etiam ceffonis) volant bis

Ovvero manuale di sopravvivenza II 

ALLEGATO I bis

Parole da NON dire nell'intimità.
(versione adatta anche ai minori di 33 anni. Quindi, se sei minore di 33 anni, mi raccomando, DEVI leggere Questa versione e NON la precedente!)


Mi è stato fatto giustamente notare che questo blog è frequentato anche da donne e bambini.
E sta poco bene che loro leggano certi termini sconci.
Quindi rielaborerò il primo allegato del Manuale di Sopravvivenza II in una forma tale che possa essere letto anche da loro senza il minimo problema.

Buona lettura.


Cari Giovani Donne e Giovani Uomini Moderni, questa raccomandazione è per tutti voi.
Perché le parole  hanno un valore.
E bisogna starci attentissimi.
Sempre.

Esempio pratico n. 1

Lei: sìììì, così... così... chiamami passerottina, daaaiiii...
Lui:sì! Passerottina!
Lei: sìììì... cosììì... continua... di più...
Lui: sì! Sei proprio una gran passerottina! Sgualdrina!
Lei: oh! Dio! Sìììì.
Lui: peripatetica!
Lei: come peripatetica?
Lui: meretrice?
Lei: ma sei un maleducato!
Lui: ehm... squillo?
Lei: ma che antipatico! non ti voglio vedere mai più!


Esempio pratico n. 2

Lei: ... ...
Lui: ti piace, eh?
Lei: ...
lui: sì, ... anche io. Ma ti piace?
Lei: oh... io...  ...
Lui: sì, ..., ho capito, ma dì qualcosa!
Lei: non... non posso... lo sai che mi vergogno...
Lui: come ti vergogni! Ma se due minuti fa all'oratorio cantavi cose che nemmeno i chierichetti! e al tuo uomo, regolarmente sposato in chiesa, nell'atto di donare un figlio a dio, niente?
Lei: laudato sìììì, o mi' signoore...

13/11/2007
13/11/2007 16:53

commenti (14)

Verba (sed etiam ceffonis) volant

Ovvero manuale di sopravvivenza II  


ALLEGATO I

Parole da NON dire nell'intimità.
(V.M. 33 anni. ATTENZIONE! puoi leggere questo allegato solo se hai più di 33 anni. Altrimenti DEVI leggere la versione bis che trovi più in alto)


Cari Giovani Donne e Giovani Uomini Moderni, questa raccomandazione è per tutti voi.
Perché le parole  hanno un valore.
E bisogna starci attentissimi.
Sempre.

Esempio pratico n. 1

Lei: sìììì, così... così... chiamami porca, daaaiiii...
Lui:sì! Porca!
Lei: sìììì... continua... di più...
Lui: sì! Sei proprio una gran porca! Puttana!
Lei: oh! Dio! Sìììì.
Lui: troia!
Lei: come troia?
Lui: zoccola?
Lei: ma sei uno stronzo!
Lui: ehm... vacca?
Lei: ma vaffanculo!


Esempio pratico n. 2

Lei: mmmhhhhh... mmmmhhhh...
Lui: ti piace, eh?
Lei: mmmhhhh...
lui: sì, mmmhhh anche io. Ma ti piace?
Lei: oh... io... ah! ah! mmmhhhhh...
Lui: sì, mmmhhh, ho capito, ma dì qualcosa!
Lei: non... non posso... lo sai che mi vergogno...
Lui: come ti vergogni! Ma se due minuti fa allo stadio cantavi cose che nemmeno gli scaricatori di porto! e al tuo uomo, in camera, niente?
Lei: amore sìììì, portami in cempions liiiig!

08/11/2007
08/11/2007 10:00

commenti (33)

tapparella

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali, vita vissuta, musica
oggi posso poltrire fino a tardi.
oggi ho preso permesso e posso dormire  fino alle nove-dieci.
oggi posso fregarmene del tempo che passa, delle scadenze, delle telefonate, e starmene comodamente sotto al piumone a rigirarmi, a farmi abbracciare dai miei dolci sogni...

oggi mi sono svegliata alle sette e dieci.
non alle sette. o alle sette e venti.
alle sette e dieci in punto.
come ogni giorno che dio manda in terra.
anche nel fine settimana.
anche dopo una notte di bagordi, quando avrei bisogno di sonno come Malgioglio ha bisogno del rimmel. magari col dolore assordante che mi spacca la testa, mi trafigge un occhio (solitamente il sinistro, vorrà dire qualcosa?), il rumore delle tempie che tambureggiano al ritmo del battito cardiaco...
niente, alle sette e dieci spaccate io apro gli occhi.
e penso.

guardo il sole che mi invade la camera, violento, prepotente. provo a richiudere gli occhi.
provo a riacchiappare quel sogno tanto bello che mi stava cullando appena prima di svegliarmi... ma niente. è andato. sgusciato via come un'anguilla.

accidenti a quella luce accecante...
provo a stringere gli occhi.
perfetto, ora vedo tutto rosso a pallini e il battito dalle tempie mi si è allargato fin sulle palpebre e fa la lotta con la lancia conficcata nell'occhio.

è snervante, è davvero snervante!
provo a rigirarmi nel letto.
devo dormire, devo!
dunque, contare pecore non mi è mai servito.
provo a cantarmi una ninnananna, ma sveglio mia sorella della camera accanto. che mi riempie di accidenti.
provo a pensare a cose belle, rilassanti...
dolci colline... un prato verde... alberi e uccellini... zanzare... lombrichi... bachi... scarafaggi...
meglio cambiare immagine.
il mare... le onde... io che nuoto... io che nuoto zoppa, per colpa della spalla... maledettissima spalla!

va bene, mi arrendo.
apro gli occhi e mi metto a fissare la finestra. è carina la mia finestra. si può vedere il cielo. perché la mia camera è in mansarda.
fisso l’azzurro intenso là sopra, intervallato da morbide nuvole bianche.
assomiglia un po’ al mio header.
guardo il sole che fa capolino, ammiccante. già a quest’ora mi accarezza coi suoi raggi caldi…
penso…
ma non è che non dormo perché mi si è rotta la tapparella?


vabbè, per consolarmi mi ascolto una delle canzoni più belle della storia dell'umanità.

06/11/2007
06/11/2007 00:00

commenti (52)

De femminilbus trucchibus contra homines erectos (magis magisque raro)

Ovvero manuale di sopravvivenza II  

Visto il successo riscosso dal primo manualetto sull’arte della sopravvivenza e dall’argomento “cara ti amo”, ho deciso di proseguire nella mia opera divulgativa, aggiungendo un nuovo volume a quella che sarà una vera e propria enciclopedia sulle relazioni interpersonali fra gli esseri umani del terzo millennio.

Questa volta ci occupiamo dei trucchi che la Giovane Donna deve adottare per creare e far sopravvivere una seria relazione amorosa.

Non ci importa qui indagare se la voglia perché, nonostante tutto, il suo compagno le piace veramente, perché ormai si è arresa al fatto di essercisi affezionata, un po’ come al cane, o semplicemente perché terrorizzata all’idea di ritrovarsi nuovamente sola.
Noi partiamo dal presupposto di aiutare la Giovane Donna che voglia tenersi l’Uomo che si è procacciata.

E dunque, cara Giovane Donna del terzo millennio è a te che mi rivolgo.
Dì la verità, sei stufa della tua inutile autosufficienza? Sei stufa di ripetere (e ripeterti) che si sta meglio con se stesse, che è tanto bello autoanalizzarsi, autorealizzarsi, autoamarsi tutto il tempo? Su, confessalo che ciò che realmente vuoi è quello che denigri in pubblico! E che quando vai a casa dell’amica che “si è fatta incastrare, poverina. Ma guarda come si è ridotta a fare la schiava di quel rimbambito!” in realtà crepi di invidia.
Perché è questo che vuoi. Tu vuoi un Uomo, per amarlo e accudirlo. Finché morte (o corna) non vi separi.

Vederlo ogni giorno alla disperata ricerca dei calzini che lui stesso ha buttato sotto il letto, assistere alle sue scenate perché non sa dove stanno di casa le proprie mutande, ammirarlo, novello arlecchino, mentre si contempla allo specchio, smarrito, senza avere il coraggio di chiedere ancora una volta se quei pantaloni si accordano con quella camicia e quella giacca…
Oppure saperlo afflosciato in salotto, avvinghiato ad un telecomando che non usa, dal momento che piomba in catalessi nell’attimo stesso in cui il suo fondoschiena sfiora il morbido tessuto del sofà, mentre voi in cucina, stiranti, piangete guardandovi le registrazioni di centovetrine e elise di rivombrose e sognate Richard Gere in tenuta da marinaretto sul suo bel cavallo bianco che vi porta via da quel mondo triste di appretti con il manico…

Chi è che non vorrebbe tutto questo?
Ebbene, care amiche, voi lo avrete!

Ma per raggiungere tale obiettivo, bisogna innanzitutto convincere l’Uomo a farsi sposare. O quanto meno ad instaurare una felice e duratura convivenza.
Come fare?

Partiamo per gradi.

Ammesso e non concesso che voi Giovani Donne siate sopravvissute ad una delle tecniche di seduzione messe in atto dall’Uomo Conquistatore, adesso vi trovate davanti al difficile compito di trasformare l’insensatezza di una notte in una relazione stabile.
E il modo migliore per riuscirci è convincere il prescelto che la stabilità è l’ultima cosa che vi interessa.
Insomma, dovete fare le preziose.
Fargli intendere che se accettate di uscirci così spesso, è solo perché in fondo vi fa un po’ pena.
Attenzione, cercate di non essere troppo realistiche, altrimenti la preda potrebbe rimanerci male e non invitarvi più.
Tutto sta nel trovare la giusta miscelazione fra noncuranza e affettuosità. Fra indifferenza e sesso sfrenato.
A quel punto l’Uomo, che proprio non si capacita di come possiate essere immuni al suo fascino e che pure ha assaggiato e non può più fare a meno della vostra passionalità, è vostro.

Il difficile viene adesso.

Perché dopo due secondi due che vi si sarà dichiarato, l’uomo si sentirà oppresso, legato ad un cappio del quale non si era accorto e vi coinvolgerà in un estenuante minuetto, un sottile gioco di nervi, fatto di bugie, mezze verità e scuse incredibili.
Voi dovrete sopra ogni cosa mantenere la calma. Sempre e comunque.

Passiamo ad un esempio pratico.
Quante volte capiterà di trovarlo irreperibile fino alle tre-quattro di notte e a vostra domanda risponderà: ero fuori con un amico…

Bene, in questi casi non, e ripeto NON, partire con l’attacco frontale.
Sarebbe il modo perfetto per iniziare diatribe senza fine. E se non lo avete ancora sposato, non potete permettervele.

Respirate, contate fino a dieci, e poi provate ad imbastire un’amabile chiacchierata sul suo “amico”.
Se sarete abbastanza abili e apparentemente distaccate, già al secondo scambio di battute verrà fuori che l’amico è in realtà un’amica, ma di vecchissima data.
Di quelle con cui ci sono tanti ricordi in comune. Che certo che ci sono andato a letto insieme, ma era molti anni fa, prima di conoscerti, quando ero ancora un ragazzino. E ora non significa più niente per me, anzi… mi fa quasi effetto vedere come si è ridotta oggi… Certo, è vero, è la prima con cui ho fatto sesso, e la prima volta non si scorda mai, ma attrazione… zero!

Bene. In questi casi dovete mantenere assolutamente la massima padronanza di voi stesse, non cedere su nessun fronte, niente occhio lucido, niente flessione nella voce, nessuno sguardo assassino.
Voi siete tranquille.
Voi siete il simbolo dell’amabilità, della rilassatezza, della comprensione.

E quindi… avete parlato tutte quelle ore…

Certo! Avevamo tanti di quei ricordi da rispolverare… è stato bellissimo. Cioè, anche un po’ noioso. Molto noioso, a dire il vero.

Beh (con tono giocoso), se era noioso potevi tirar fuori una scusa e tornare a casa, no?

Sì, ma come si fa… insomma, ti fai prendere dalle chiacchiere… poi mi doveva parlare dei suoi amori disastrosi, mica potevo lasciarla lì, così…

Voi ridete, approvate, gli versate da bere, incoraggianti.

Te pensa che a un certo punto dall’autoradio è cominciata a uscire una musica…

Autoradio? Eravate in macchina?

Eh, sì, una macchina scomoda… che nemmeno i sedili si possono abbassare… ma dicevo della musica… una lagna… che io proprio non ce la facevo, mi buttava giù, mi ammosciava… nel senso che era veramente brutta, eh.

Certo, capisco… altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

Oh, grazie. Ma cosa stavo dicendo… ecco… allora noi…

(qui è FONDAMENTALE il sorriso rassicurante, materno) Ma no, non voglio mica saperlo! Sono fatti vostri quello che vi siete detti. Solo per la prossima volta… ecco, se decidi di uscire con degli amici all’ultimo, avvertimi (innestare la vocina dolce, sguardo da gattina) che a non sentirti mi ero quasi spaventata…

Ma no, perdonami! Fra l’altro volevo chiamarti, però ho scoperto di avere il cellulare scarico…

Ma certo, lo avevo intuito! Povero caro, chissà come ci sei rimasto male quando te ne sei accorto… chissà che patema d’animo… vieni qui, piccolo… lo vuoi un massaggino? ma perché non adiamo a letto? Staremo più comodi…

E gli regalate i cinque minuti (dieci, se proprio è uno stallone, e allora è comprensibile che vogliate tenervelo stretto) più intensi che abbia mai avuto.

A quel punto lui non capisce più niente. È dall’inizio della conversazione che si sente braccato. Di più, è dalla serata scopazzante che si sente in colpa e voi, non solo non lo attaccate, ma lo coccolate, lo avvolgete nel vostro amore, nella vostra comprensione, nella vostra passione!

Allora sarà convinto di potervela dare a bere sempre.

E vi farà la proposta.

(continua)

 

Nb  l’esempio pratico sopra riportato è basato su situazioni di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.
Capito, te? Sì, te che mi leggi. Non mi riferivo affatto a quello che mi hai raccontato l’altra sera, lo so che siete solo amici…
Altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

02/11/2007
02/11/2007 12:21

commenti (25)

nuovo cinema paradiso (ovvero consigli per il fine settimana)

Archiviato da maiaB in: visioni, allucinazioni, arte varia, i vostri preferiti
Ieri sera un amico mi ha portato a vedere l’ultimo film di Coppola.
Con l’inganno. Io credevo di andare a vedere i Vanzina.
Il cinema prescelto è uno dei più scomodi di Firenze. Di quelli con le file di poltroncine talmente attaccate le une alle altre, che ogni volta che cerco di accavallare le gambe rimango incastrata nello schienale di quello davanti.
Abbiamo scelto il secondo spettacolo pomeridiano, per evitare l’effetto abbiocco e l’eccessivo afflusso di gente.
Siamo arrivati con un certo anticipo, ed abbiamo fatto benissimo. All’entrata c’è una calca spaventosa. Non è possibile, non saranno tutti qui a vedere il nostro film!
E invece sì. Tutti per FFC.
La signora alle mie spalle ha evidenti problemi di incontinenza. Incontinenza motoria, intendo. È tutta un agitarsi, spintonare, tirarmi gomitate nel bel mezzo della schiena.
All’apertura delle porte, la massa si riversa nella sala in maniera scomposta, con una foga che nemmeno all’apertura del nuovo Mediaworld di Empoli. Non si salvano donne e anziani. I bambini sì, visto che non ce ne sono.
La corsa alla conquista del posto migliore è drammatica. Tutti cercano di accaparrarsi le poltroncine centrali. Alcuni ritardatari, subdoli e velocissimi, riescono ad insinuarsi sotto le terga di chi si stava sedendo, sicuro del posto suo. Sembra di assistere ad un torneo collettivo di sbarbacipolla.
Noi ci allontaniamo dalla ressa e ci scegliamo dignitosissime poltroncine quasi-centrali vicino allo schermo.
Appena seduta, l’Uomo Alto col Cappello entra nella fila avanti alla mia.
Poco male, ormai sono rassegnata. Ogni volta che vado al cinema, nei due posti davanti a me siedono sempre l’Uomo Alto Col Cappello e la Donna Con Il Cesto Di Capelli. Tanto che ormai ho sviluppato una tecnica di visione ondulatoria. Incuneo i miei occhi negli spazietti che le loro teste lasciano vuoti, spostandomi al ritmo dei loro spostamenti. In pratica vedo i film in eterno movimento, ma in fondo questo mi piace. È un po’ come guardare un film sul ponte di una nave. E io adoro il mare.
Ma… un momento! L’Uomo non si siede proprio davanti a me! Miracolosamente sceglie la poltroncina affianco, facendo scorrere anche la Donna Con Il Cesto Di Capelli!
Questo è un segno del destino. Vuol dire che sto per vedere un film fuori dal normale.

Si spengono le luci.
Inizia.
Siamo subito nel mezzo dell’azione.
Azione…
In effetti il film fuori dal comune lo è.

Al primo minuto vediamo un vecchio, distrutto, fallito che medita il suicidio.

Al quinto minuto vediamo il vecchio, da giovane, che viene piantato dalla sua bella che gli dice cose come:
la realtà può essere X
O non-X
O X e non-X mischiate insieme.
O non X e non-X mischiate insieme.

Al decimo stiamo guardando un film sul sogno, l’inconscio, il doppio.

Al ventesimo stiamo guardando un film sui mutanti e i loro superpoteri.

Al trentesimo un film sulle aberrazioni del nazismo.

Dopo un’ora vediamo un film d’amore.

Dopo un’ora e venti un film sul conflitto fra la sete di conoscenza e l’amore.
La ragazza amata ovviamente è la reincarnazione di quella che l’ha piantato filosoficamente.
Chiaramente stiamo assistendo a un film sulla ciclicità del tempo.

Dopo due ore, nel silenzio denso della sala, accecata da specchi che vanno in frantumi, si alza nitida una voce “ma non finisce mai?”.
Un sorriso divertito percorre tutte le poltroncine. Si avverte benissimo.
Io ho la schiena a pezzi, le gambe mi sono rimaste incastrate contro la poltroncina davanti, durante il mio primo tentativo di scavallare le gambe.

Lui muore. Vecchio, come all’inizio. Con una rosa in mano.

Si accendono le luci.

Fuori: allora, ti è piaciuto?
Francamente sì.
Anche se me ne sarebbero bastati anche solo due o tre di quei film.
31/10/2007
31/10/2007 11:06

commenti (26)

giovani, carini e... sollevati (piccolo intervallo)

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali, vita vissuta
e così sono qui, in una specie di limbo...

sono dimessa, ma ancora in servizio, ci sono ma non ci sono, lavoro ma non lavoro...
provo a fare le cose di sempre, ma gli archivi sono stati tutti rivoluzionati da chi mi sostituirà e io non riesco a trovare più niente.
l'atmosfera è strana anche con le colleghe.
ogni tanto ne sorprendo qualcuna a fissarmi intensamente e allora mi sbotta: "ma non sei preoccupata?"


no.
la risposta è no.

vuoto i miei cassetti.
pensavo di provare tristezza, malinconia.
e invece provo solo sollievo.
anzi, mi ci diverto proprio.
ritrovo la penna fortunata smarrita anni fa.
o l'appunto che ero proprio sicura di avere archiviato da qualche parte...

la cassettiera diventa sempre più leggera, come il mio cuore.
ogni fascicolo in meno è un peso che se ne va da sopra il mio stomaco.

e intanto mi hanno telefonato da uno studio perché al colloquio ho proprio fatto una bella impressione.

chi lo ha detto che la vita finisce qui dentro?
si può scegliere di cambiare.
27/10/2007
27/10/2007 20:54

commenti (40)

radio days (ci sono cascata di nuovo...)

Alla fine ho ceduto alle minacce di orazio ed ho partecipato al suo meme.
Con colpevole ritardo dice lui.   
In ritardo sì, ma per buoni motivi, ribatto io.
Innanzi tutto dovevo capire cosa fosse un meme.
Poi riprendermi dal colpo di essere stata legata in un'altra catena e da una persona di cui mi fidavo.
E poi ancora per la difficoltà di riuscire a trovare ben cinque radio da citare.
Perché il gioco consiste in questo, elencare le cinque stazioni radio preferite.

Il problema è che io la radio da qualche tempo a questa parte la ascolto veramente poco.
È come in ogni storia d'amore: finita la passione, tutto si riduce a una tiepida amicizia, fino a stemperare in frequentazione sporadica e indolore.

Per questo, più che parlare di radio preferite, vi dirò quali sono quelle che per un motivo o per un altro mi accompagnano nel corso della giornata.

1) la mattina.
Da masochista provetta quale sono, mi è sempre piaciuto svegliarmi con un radiogiornale.

Fino a poco tempo fa la prescelta era radio capital, più che altro per una questione di tempi.
Il radiogiornale iniziava alle sette, ora in cui punto la sveglia, e durava un quarto d'ora.
La tempistica era perfetta: le prime notizie, di solito le più preoccupanti/crude/cruente, assorbite nel dormiveglia non mi turbavano più di tanto. Via via che mi svegliavo ed acquistavo coscienza, le notizie diventavano più ascoltabili e io riuscivo ad iniziare bene la giornata. Insomma, diciamo che riuscivo ad iniziare la giornata.
Adesso, non so cosa sia capitato, ma quando rientro in possesso delle mie facoltà mentali, c'è già il meteo o la pubblicità. O, peggio ancora, Zucconi.
Così ho optato per una stazione che il radiogiornale lo trasmette a rotazione continua, ovvero radio 24.
Le notizie non le sento lo stesso, in compenso sento un buffo omino che fa la rassegna stampa con atteggiamento sempre incazzoso/beffardo/saccente. Un po' rompicoglioni, diciamocelo. Quindi adattissimo a me.
E se perdo qualche pezzo di trasmissione mentre mi trucco, poco male. Quando torno lo ritrovo sempre lì a parlar male degli articoli di repubblica, dei suoi titoli, della sua impaginazione…

2) a lavoro. O meglio, al mio ormai ex-lavoro.
Beh, qui c'è poco da dire.
La radio la scelgono le colleghe anziane.
Senza margine di trattativa. Ed è radio subasio.
Per chi non la conoscesse, è una radio da biagio antonacci, eros ramazzotti, giggi d'alessio, tiziano ferro e laura pausini. A getto continuo. Roba che quando passa un'irene grandi sembra quasi di sentire vera musica.

Eppure anche in luoghi così desolati fioriscono piccoli miracoli. Ho scoperto che fra le due e le due e mezzo viene mandato in onda un pezzo dei Queen. Ogni giorno! Evidentemente qualche tecnico aspetta l’ora di pranzo, quando tutti sono rilassati e meno occhiuti, per infilare di straforo la perla, la lucentezza, la bellezza, la cristalleria (?) della voce di Freddie Mercury.
Ed ogni volta mi sciolgo. Fosse anche per radio ga-ga*.

3) al pomeriggio non ascolto più la radio. Prima che diventasse di moda mi sentivo Fiorello su radiodue. Ma adesso è troppo inflazionato. E poi preferisco usare quella mezz’ora sul bus per leggere libri interessanti o per scrivere sms a luci rosse.

4) la sera a casa.
Se ascolto la radio, sarà di sicuro una fra “novaradio” o “radio montecarlo” che bazzicano spesso la musica che piace a me, il jazz. Soprattutto la prima. O “controradio” che comunque programma musica “diversa”.
Sono tutte radio in cui i disc jockey sono persone che conoscono e amano veramente ciò che trasmettono.
E non si rischia di sentire dialoghi come questo capitato una volta a radio capital.
Riporto fedelmente quanto andato in onda dopo la versione di Roxanne fatta da Sting in “all this time”:

- ascoltatore (agitatissimo): certo che è una vergogna! Mi chiedo che ne pensa George Michael di questo scempio. Secondo me potrebbe chiedere anche i danni a Sting!

- dj (serissimo): certo, in effetti questa versione è molto più brutta dell’originale, ma che vuoi, è proprio della musica, delle canzoni più belle, essere prese e reinterpretate dai vari artisti.
E comunque Sting è un grande, non credo che a George Michael dispiaccia più di tanto se gli ha cambiato la canzone.

5) quando capita.
A volte mi viene voglia. Così, all’improvviso. E allora ascolto radiotre e
Rete toscana classica.

E che dire di tutte quelle radio che ascoltavo una volta e che ho miseramente abbandonato? Che dire per esempio di radio blu che è stata per tanti anni la mia compagna delle domeniche pomeriggio, dalle due alle sei?
Niente. Ché Guetta da quando è diventato personaggio mi sta anche lui sulle scatole. Un po’ un piccolo Fiorello.

A questo punto son curiosa di sapere quali radio ascolta un satanista, quali un Gran Figo e quali la Donna più bella del mondo!
E mi piacerebbe tanto sapere che tipo di radio incontra cinas nel suo continuo girovagare. Deve essere affascinante perdersi nei vari "sapori" dell'etere italiano.


*notare bene cosa ne dice wikipedia “è il primo singolo dei Queen che va in testa alle classifiche in Italia. La conseguenza saranno successivamente la partecipazione come ospiti al Festival di Sanremo e due concerti a Milano nel settembre dello stesso anno.”
Ecco, appunto. I Queen a Sanremo…
Io non li ricordo. Ma, come dire, proprio non ce li vedo...

23/10/2007
23/10/2007 10:02

commenti (61)

giovani, carini e disoccupati (ma il cielo è sempre più blu)

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali
Tenuto conto che giovane non lo sono più, carina non lo sono mai stata... mi rimane solo il disoccupata.
E nemmeno una storia d'amore di quelle tanto tanto hollywoodiane con cui consolarmi.
O la notizia che sono gay da dare ai miei.

Per fortuna c'è Edo, che ha colorato tutto il mio cielo di blu.
(sto parlando del coso lì, il disegnino lassù, eh)
21/10/2007
21/10/2007 21:14

commenti (20)

stormy monday

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, la famiglia rompiglioni
Signora Rompiglioni: Allora io vado.

Figlia 1 e Figlia 2: ciao.

SR (aggiustandosi un ciuffo): allora scendo.

F1 e F2: ok.

SR: ma guarda questi capelli! Non vogliono proprio saperne di stare al loro posto! Accidenti, metto un altro po’ di lacca…

Padre Rompiglioni: Ma tu non devi andare?

SR: sì, stavo giusto… è che, vedi, questi capelli…

PR: stai benissimo, vai.

SR: ma che benissimo e benissimo, vedi qui come sono schiacciati?

Tutti: e vai!

SR sulla porta: allora… vado…

Tutti: ciao!

La Signora Rompiglioni raddrizza la schiena, si sistema il librone sotto il braccio, tira un bel sospiro e si avvia.

Questa scena si ripete puntuale ogni lunedì.
Perché la Signora Rompiglioni ogni lunedì alle quattro ha un appuntamento al quale proprio non può mancare.
Il lunedì alle quattro c'è catechismo.

Da qualche anno il nostro parroco ha deciso di fare qualcosa di concreto per riavvicinare il gregge alla parola di dio. Ha convocato i vecchi del quartiere e li ha solennemente insigniti del Potere.
Poco importa che fra i prescelti figurassero dei rincoglioniti. Loro erano i Predestinati, i Guardiani di Porta, i Tenutari del Verbo. Un Tenutario per condominio.

Nel condominio Rompiglioni si scatenò aspra lotta. Essendo un condominio di rinc… di vecchi, i papabili erano molti. E nessun colpo, nessun trucco, nessuno sgambetto è stato risparmiato. Ricordo ancora lo scandalo dell’adesivo da dentiere della Signora Ridolini sostituito con un tubetto di vinavil. Il cuscino scoreggione posto abilmente sotto il vizzito fondoschiena della Signora Fascini in pieno offertorio.  La polverina esilarante spruzzata di nascosto sul semolino della Signora Pelegatti (pace all’anima sua, almeno morì ridendo)…
Alla fine la spuntò la Signora Falcetti, detta la kapò, cintura nera di santini. Una vera pellaccia. Pare che il vaso di gerani che in quei giorni sfiorò la testa di suo fratello, candidato anche lui, sia caduto dal suo davanzale.
Appena entrata in possesso del Simbolo del Potere, un sussidiario con bibbia e vangelo commentati e illustrati dalla Falange Armata di dio, la Signora Falcetti ha preso in mano la situazione. Vietando di cucinare cavolo e cipolle (ortaggi del diavolo). Istituendo ronde anti-bistecca, contro l’assunzione di carne in giorni di vigilia. Attaccando sulla porta dei signori Sensini del piano terra (atei marxisti-leninisti) la scritta “666 anna trema su di voi!”.
La Signora Peluso del quarto piano, che una volta fu vista dare loro il buongiorno, fu innaffiata di acqua santa ed esorcizzata dall’intero direttorio di condominio. A suon di schiaffi.

Ma la Signora Falcetti dà il meglio di sé nelle riunioni settimanali. Dove, il sussidiario dolcemente poggiato sulle gambe, chiuso, si produce in interpretazioni funamboliche delle scritture.

Signora Falcetti: dunque, oggi c’è la parabola del figliol prodigo. Ora, non per criticare dio, ma questa cosa è veramente ingiusta. O perché il figlio buono che fa tutto per benino viene brontolato e quello carogna del fratello c’ha pure il banchetto?

Vecchine: è vero, è un’ingiustizia!

Signora Rompiglioni: ma vuol dire che se anche uno va per la cattiva strada, dio è buono ed è sempre pronto ad accoglierlo quando rientra nel gregge…

SF: see see. Però quel figlio disgraziato deve pagare! Magari ha rubato, spacciato, fornicato! E che si fa, gliela si lascia passare così? Questo è lassismo! Il primo passo verso il comunismo!

Vecchine: ohhhhh! Il comunismo!

SR: ehm… ma… scusi, che c’entra il comunismo adesso?

SF: come icchécentra? Ma un lo vede? Quel debosciato di sicuro era andato a fare lo zingaro coi rom e gli albanesi e i peruviani, che si ubriacano e fanno le risse e si tirano le bottigliate in testa. E spacciava la droga, lì, ai poveri figli di buona famiglia, che poi le mamme piangono. E se la faceva di sicuro con le donnine, magari di colore. Magari se ne andava anche cogli (dio mi perdoni) uomosessuali! E chi è che difende sempre gli zingari, i rom, i drogati, i puttanieri, quegli di colore e gli uomosessuali, eh?

Vecchine, facendosi il segno della croce: i comunisti!

SR: ma a dire il vero…

SF: e poi, bellino lì, finisce i soldi e torna a casa a chiedere i soldi alla mamma. Dopo essere sparito per anni, dopo che se ne era fregato di chi gli voleva bene! E mai una telefonata! Ma cristo santo, dico io, una telefonata che ti costa? C’hai pure il cellulare che ti ho comprato io, colla pensione di due mesi! Anche la scheda ti ho pagato! E tu? Tu fai i cortei comunisti e ti sputtani tutti i soldi che ti mando? E quando li finisci pretendi anche il vitello grasso?
18/10/2007
18/10/2007 22:53

commenti (17)

riceviamo e volentieri pubblichiamo... (2)

Archiviato da maiaB in: visioni, vita vissuta
Il CICAP Lombardia presenta:
"Omeopatia o Magia?"
Luigi Garlaschelli parlerà dell'omeopatia dalle sue origini fino alle più recenti scoperte.
***
 
Il CICAP Lombardia organizza a Pavia una conferenza dal titolo "Omeopatia o magia?" (...) Relatore Luigi Garlaschelli, chimico, CICAP.
Argomento: origini storiche dell'omeopatia, suoi fondamenti pseudoscientifici; considerazioni chimiche, farmacologiche, cliniche. 
La letteratura scientifica. Storia di due secoli di fallimenti nel dimostrarne l'efficacia.
Effetto placebo, e perché le terapie intrinsecamente inefficaci sembrano funzionare.
 
Ingresso libero e gratuito, per motivi di sicurezza l'ingresso è 
limitato ai soli posti a sedere.

Questo il comunicato.
Ora mi chiedo, solo a me ricorda il famigerato dibattito di benignesca memoria?
Solo a me sembra tanto:

Ecch’i tema: “Pole la donna permettisi di pareggiare co’ l’omo?” No!
S'apre i' dibattito.

Fin qui nulla di male. Diciamocelo, quasi tutte le conferenze hanno questa stessa impostazione.
Il problema è che ormai nella mia mente il serissimo incontro del Cicap è proseguito così…


17/10/2007
17/10/2007 12:43

commenti (14)

intermezzo (la signora in nero)

Archiviato da maiaB in: varie ed eventuali

È vero, mi ero ripromessa di non parlare più dei referrer. Avevo deciso di lasciare questo argomento a chi ne sa davvero scrivere. Però... però devo dirvelo quanto sono orgogliosa. Orgogliosa di voi e di me!

Vedete, in fondo le chiavi di ricerca che portano a un blog sono buoni indicatori del suo spessore.

Blog intelligenti e pregni di cultura hanno fra le chiavi di ricerca più usate nomi di filosofi e grandi scrittori. Blog brillanti e innovativi sono collegati a chiavi di ricerca per la maggior parte originali. Blog sboccati hanno chiavi di ricerca oscene.


Bene, non nascondo la mia gioia nel comunicarvi che da un paio di mesi a questa parte “solo in superficie” è ufficialmente un blog culturale!

Accanto ai soliti “visita medica completamente nuda” nelle sue mille varianti (fra le quali vorrei nominare il tenerissimo “come spogliarsi a una visita medica”) e “giochi di parrucchiera”, sono salite prepotentemente alla ribalta tre nuove entrate: “la primavera di botticelli”, “amore e psiche” e “campagna toscana” con quasi trecento accessi.

Come potete vedere, le persone che capitano qui lo fanno principalmente perché assetate di cultura e bellezza. E io gliela do la cultura e la bellezza!

Certo, se fossi un animo gretto e interessato solo all'audience, riempirei i post di link come questo, o questo, o questo, ma a me l'audience non interessa per niente.

A me piacciono l'arte e la sapienza, in tutti i loro aspetti. Mi piace la musica (e quella decina di utenti che vengono ogni mese cercando “tavola posizioni del clarinetto” lo sa bene).

Ma non disdegno il gioco. Come testimoniano i pazzerelloni perennemente in cerca di “giochi di sesso da fare subito”, “giochi di seno” e “giochi di lingue sulle tette”.

E non dimentico certo l'educazione. Non mi faccio mancare, infatti, “educazione sessuale culo”.

Ho qualche difficoltà in più, lo confesso, ad accontentare i navigatori che cercano “recitare in modo veloce il rosario con solo 10 grani”.

Sono vicina a quell'utente che ha digitato “io voglio vivere e spogliare la donna”. Hai ragione giovane (perché sei giovane, vero?) amico. Fatti valere!

Mentre a chi ha cercato “ha avuto fratelli e parenti Angela Lansbury” rispondo: certo che sì!
Ma ti pare? Almeno una mamma e un babbo li avrà avuti. Prima che schiattassero in maniera truculenta.

13/10/2007
13/10/2007 15:56

commenti (52)

Blog cinematrografici impossibili (nuovo cinema blog)

Archiviato da maiaB in: visioni, giochi di società, i vostri preferiti
Ricevo e volentieri accetto l'invito di Edo a rispondere alla "sfida" di Gattostanco.
Ecco quindi i Blog cinematografici impossibili - i blog dei registi (feat. Edo).


EDO

Troll, Steven Lisberger (W. Disney Pictures)
Blog Runner, R. Scott
Full Metal Blog, S. Kubrick
Blog Fiction, Q. Tarantino
I quattrocento blog, F. Truffaut
Ultimo post a Parigi, B. Bertolucci
Straziami ma di post saziami, D. Risi
Fino alla fine della blogsfera, W. Wenders
Cercasi Akismet disperatamente, di Susan Seidelman con Madonna
Questo è il mio blog, J-L. Godard.
Il fascino discreto della blogsfera, L. Buñuel
I blogger sospetti, B. Singer
Tutti i blog del presidente, di A. J. Pakula
Post Secret, D. Zucker
Un blogger da marciapiede, J. Schlesinger
Luker. Un uomo e il suo sogno, F. F. Coppola
Altrimenti ci linkiamo, con B. Spencer e T. Hill
Il post delle fragole, I. Bergman
Gangs of New Blog, M. Scorsese
L’inventore di post, B. Ray
Almost Blogstar, C. Crow
Giulietta degli Splinder, F. Fellini



IO

Io ti linkerò, A. Hitchcock
Tutto quello che avreste voluto sapere sul blog ma non avete mai osato chiedere, W. Allen
Postando sotto la pioggia, S. Donen
Qualcuno postò sul nido del cuculo, M. Forman
Shakespeare in blog, J. Madden
Post in traslation, S. Coppola
Per un pugno di commenti, S. Leone
Biancaneve e i sette troll, W. Disney
Splinder Man, S. Raimi
Someone like it blog, B. Wilder
Burton Link, J. e E. Coen
The Rocky Horror Picture Blog (J. Sharman)
Il mistero dei Template (
J. Turteltaub)*
Wild Wild Web (B. Sonnenfeld)*
Postato il 4 luglio (O. Stone)*
Troll scatenato (M. Scorsese)*


Il gioco è aperto. fatevi sotto!
nb i titoli con asterisco accanto sono quelli aggiunti in un secondo momento.


AQUATARKUS 
contribuisce genialmente (qualcuno ne dubitava?)

Indiana Jones e il template maledetto, S.Spielberg
Il post-ino, M.Radford
Il post torna sempre due volte, Bob Rafelson
Blog, il fluido mortale, Irvin S. Yeaworth Jr.
Professione: blogger, M. Antonioni
Babsinsky point, M. Antonioni
Blogger in the dark, Lars Von Trier


e questi sono di KAOS (altri altrettanto gustosi sono nei commenti)
 
Belli e Bannati di Gus Van Sant
Pensavo fosse Blogger invece era un Wordpress di Massimo Troisi


Non aprite quel profilo di (M. Nispel) ANGULUSRIDET

Blog-up (M. Antonioni) CRONOMOTO

Gli Inbloggabili (B. De Palma)  LATENDAROSSA

Old Blog (Park Chan-wook) PICCOLO BLUES

Natural born bloggers (O. Stone) BAXX

Prima o poi ti posto (A. Shankman) ANTONIO
(ma allora non è meglio "prima ti posto poi ti rovino"?)

Maia la sirena delle Hawaii (W. Lang) MAGOSILVAN

4 commenti per un post  (N. Tokar) SAULLE

leningrad cowboy post to hollywood (Kaurismaki) MASURIA
12/10/2007
12/10/2007 08:02

commenti (13)

riceviamo e volentieri pubblichiamo...

Archiviato da maiaB in: musica












ancora un comunicato stampa del Maggio Musicale Fiorentino.
Che da quando ha affidato la propria immagine ad una "nota agenzia pubblicitaria" ne produce di scoppiettanti a getto continuo.

Già l'annuncio che "La novità quest'anno è costituita dagli incontri "Al Caffè del Maggio" che si terranno nel Bar di Platea del Teatro Comunale in coincidenza con alcuni spettacoli. Durante il racconto delle opere o le presentazioni di libri sarà possibile consumare ai tavoli bevande e snacks, trascorrendo così piacevolmente gli istanti che precedono l'alzarsi del sipario. (...) l'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. In occasione di tutti gli incontri sarà aperto il Bookshop del Teatro con un vasto assortimento di CD, DVD e libri nonché l'intera serie di gadgets firmati in esclusiva da Marco Lodola per il Maggio." ha fatto epoca.
Il teatro Comunale fiorentino è sempre stato paludatissimo e il tocco di modernità dato dal negozio di dischi e dvd e libri, ma soprattutto di graziosissimi gadget firmati in esclusiva,  non è stato subito compreso. Anzi, ai più ha fatto temere che si stesse trasformando un mitico luogo di cultura in una specie di grande magazzino. Anche se la possibilità di consumare snacks e drinks trascorrendo piacevolmente gli attimi che precedono l'alzarsi del sipario, facendo finta di ascoltare pallosissime presentazioni, ha introdotto una nota intellettuale e allegra, mondana e chic che non può lasciare indifferenti.

Poi l'ultimo comunicato.

"MAGGIO & MODA: IN OCCASIONE DI CONTROMODA, AL TEATRO DEL MAGGIO "SFILANO" JEAN PAUL GAULTIER, KARL  LAGERFELD E CESARE FABBRI.
Firenze - JEAN PAUL GAULTIER, KARL LAGERFELD  e CESARE FABBRI "sfilano" nel Foyer del Teatro Comunale di Firenze.
(...)
Nella mostra organizzata al Teatro Comunale di Firenze in contemporanea a ControModa saranno esposti i costumi e i disegni realizzati da questi acclamati stilisti, con una sapienza che raramente si riscontra nel fare teatrale contemporaneo.
(...)
In Pinocchio, complice Karole Armitage, Jean Paul Gaultier confeziona, su tessuti e cromie contrastanti, un guardaroba dalla sfrenata e incontenibile fantasia inventiva e provocatoria. A questi si accostano i disegni quasi "classici" di Cesare Fabbri per Giulietta e Romeo, abiti dal taglio contemporaneo anni Settanta rifiniti con lavorazioni ad intaglio di tulle di seta, con motivi a strass e cinture e jeans sfrangiati con cotoni e pelli dalle tonalità sfumate o monocrome, che il pubblico potrà ammirare nel Foyer di platea fino a gennaio."

Ecco, dopo aver letto queste righe, colma di ammirata meraviglia, mi son detta: finalmente!
Finalmente la conversione si è compiuta, finalmente il Maggio si stra trasformando in una piccola Scala!
Presto, molto presto, avremo anche noi impellicciatissime signore in lungo. E i fotografi di Chi. E le telecamere di Verissimo.
Finalmente il teatro verrà usato per la vera funzione per la quale era stato creato!


ps a proposito di musica, non posso non citare queste righe, tratte da Repubblica del 10 ottobre scorso, la cui aulicità, il tono sommesso e partecipe, non possono non colpire e gommuovere sino alle lagrime...

"La musica classica è sempre stata una sua passione. Ma per anni ha avuto un grande rimpianto: quello di non aver portato a termine gli studi di pianoforte iniziati in gioventù. (...) Erano le 18 quando il candidato dai capelli grigi si è presentato alla sessione di esame insieme a "colleghi" ventenni che potrebbero essere suoi nipoti. Nessuno sconto per lui, il programma che ha presentato, degno del miglior Pollini (! ndr) è durato ben due ore.
(...)
ha trascorso l'estate nella sua casa in Liguria, studiando per tre o quattro ore al giorno e, anche al rientro a Milano, ha dimostrato volontà di ferro, alzandosi tutte le mattine un'ora prima del solito per lavorare alle partiture. Solo qualche piccolo problema dovuto all'età: le mani non hanno l'elasticità di una volta, e lo sforzo prolungato gli procurava qualche fastidio alle articolazioni."

Dite la verità, non siete gommossi voi pure?
Ah, dimenticavo, lui era Fedele Confalonieri.
08/10/2007
08/10/2007 21:46

commenti (27)

sì, viaggiare...

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, allucinazioni
metti che sei lì, nel bus, sovraffollato, come al solito.
metti che c'è talmente tanta gente che non riesci a trovare nemmeno un centimetro di palo a cui reggerti. poco male, tanto i passeggeri sono così stipati che non c'è verso di cadere.
non c'è verso nemmeno di respirare, a dire il vero.
scendere poi è impossibile. dopo un po' l'autista, memore della povera signora rimasta spiaccicata sui vetri durante l'ultimo tentativo, nemmeno cerca di aprire più le porte. passati i primi mugugni, nessun passeggero protesta più. son tutti rassegnati a vivere incastrati fra i gomiti e le ginocchia (e l'alito pesante) dei propri vicini.
accanto a me, per esempio, c'è una che ha incontestabilmente mangiato dell'aglio. che c'entra, anche a me piace, ma santo cielo, alle otto di mattina?
comunque, dicevo. metti che sei (al solito) terribilmente in ritardo e che dall'altro lato rispetto alla signora dell'aglio ti ritrovi uno che ha decisamente bisogno di una doccia.
metti che a poca distanza c'è un tizio, chiaramente un neofita da bus, che si ostina a lamentarsi del traffico e della guida dell'autista e delle persone che gli pestano i piedi e delle tasse e piove governo ladro.
metti che ti stai innervosendo un poco e, con manovre da vero contorsionista, riesci a tirar fuori il cellulare (di provare a leggere non se ne parla, lo spazio minimo indispensabile per reggere un libro in queste condizioni non esiste. senza contare che l'atto della lettura sembra contrariare gli altri passeggeri. ogni volta ti guardano come pensassero: ma guarda questo... siamo imbottigliati nel traffico, sono in ritardo, sono in piedi, sono pestato e sballottato, ho un mare di tasse da pagare e piove, governo ladro, e tu leggi?).
almeno puoi mandare messaggini idioti agli amici. così, per ammazzare il tempo. o per rompere i coglioni a quelli che possono permettersi di dormire alle otto di mattina.
metti che, con grande sforzo, riesci a tendere il braccio telefonomunito in alto e, novello superman, la testa reclinata all'indietro, gli occhi ridotti a fessure nello sforzo di vedere lo schermo, inizi a digitare sms alla velocità della luce.
ecco, in quel momento ti accorgi che l'immancabile vecchina sta leggendo tutto quello che scrivi.
provi a spostare il cellulare per impedirle la visuale.
ma quella, imperterrita, muove il vetusto capo e continua a sbirciare.
diamine, non stai scrivendo nulla di compromettente, ma la cosa ti fa imbelvire.
brutta vecchia irrancidita, scommetto che fai tante storie per la cataratta che non ti dà tregua e poi leggi benissimo su un minischermo in movimento lettere minuscole che anche io distinguo con difficoltà!
ma che ti ridi?
e va bene, l'hai voluto tu!
e allora ti metti a scrivere e inviare oscenità che nemmeno hai mai immaginato di conoscere.
robe che nemmeno cicciolina e moana pozzi messe insieme...
la vecchina, finalmente, distoglie lo sguardo.
e tu, in quel preciso istante ti rendi conto che i messaggi li stavi inviando a tua madre...
05/10/2007
05/10/2007 14:20

commenti (20)

piccolo grande uomo

Archiviato da maiaB in: a lavoro
Maiaaaaaaaaaa!
Ecco, ci risiamo…
Che poi io mi chiedo come una voce così imperiosa possa fuoriuscire da un esserino simile. Più largo che alto, sembra una pallina con le bretelle.
Mi avvio rassegnata verso la sua stanza.
Lo sento ribollire come una caffettiera tenuta troppo a lungo sul fuoco. So perfettamente cosa mi aspetta e quasi quasi rimpiango biagio antonacci che si lamenta dalla radio della mia stanza.
Busso alla Porta.
Avanti!
Respiro, entro.
Evita il mio sguardo, ribolle più forte. Sono ipnotizzata dal marrone innaturale del volto che cozza col candore immacolato della camicia.
Siediti!
Questo è davvero grave. Lui, il Grande Piccolo Capo, fa in modo di non trovarsi mai allo stesso livello delle proprie dipendenti. Quanti deliziosi balli di gruppo nelle riunioni di studio! Capo seduto - tutti in piedi! Capo in piedi - tutti seduti!
Ma adesso, annegato nell’enorme poltrona di pelle nera che lo fa sembrare ancora più piccolo, è troppo preso dal discorso che sta per farmi per pensare alla propria bassezza.
Certi uomini hanno l’altezza che si meritano, penso. È come se la natura si adeguasse alla statura morale.
 
PGC: Maia, ho aspettato che finissi le scadenze per parlarti. Ti ho visto in questi giorni rimanere fino a tardi in ufficio. E mi son chiesto il perché.

Maia: Per lavorare?

PGC: Per lavorare… certo. È vero, hai molte ditte da gestire… è vero, è un periodo duro settembre… però tutte queste ore…
Vedi, io più che vostro datore di lavoro, mi sento come vostro padre. Mi preoccupo per voi. Non voglio che rimaniate così tanto tempo chiuse in ufficio. Non va bene per voi, che vi fate scorrere fra le dita attimi importanti della vostra vita, attimi che non ritorneranno, attimi che una volta passati, saranno persi per sempre. E non va bene per me, che mi sento in colpa a sapervi ancora a lavoro mentre io sto cenando.
E da padre vi dico: c’è un tempo per lavorare ed uno per vivere!
Lavorare per vivere, non vivere per lavorare!
E poi, in fondo, se uno ha bisogno di rimanere oltre l’orario, vuol dire che non ha lavorato bene durante la giornata!

Maia: ha ragione capo, sono mortificata. Sa una cosa? Lei non me li paghi!

PGC: molto bene, molto bene. A proposito, ti ho assegnato sei nuovi fascicoli.
Domani mattina alle otto li voglio sulla mia scrivania.
01/10/2007
01/10/2007 16:53

commenti (23)

september morn (è tempo di migrare *)

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, a lavoro, la famiglia rompiglioni

Settembre è un mese strano. Che ho sempre amato, per i colori, il clima, il senso di dolce malinconia... E sempre odiato, perché rappresenta il ritorno alla routine.
Il ritorno a scuola. O al lavoro.
Ma da qualche anno è diventato un vero è proprio incubo.

Settembre è, infatti, il mese dei modelli viventi. No, non i modelli belli, tipo quelli di armario, sauronel, edo saint antoine o fEndi, e nemmeno quelli che son diventati commessi dalla apple…
No, parlo dei terrorifici MODELLI 770.
Lo so, voi pensate che esageri. Ma lasciate che vi spieghi. Avete presente spiderman II in cui lo scienziato buono stava inventando una cosa buona per il bene dell’umanità (buona)? E poi questa cosa gli è sfuggita di mano e non solo è diventata cattiva, ma ha fatto diventare cattivo lui pure?
Bene, è la stessissima cosa.
Un giorno un ragioniere pazzo ha inventato una dichiarazione che serve per verificare se i datori di lavoro pagano effettivamente allo stato le tasse che trattengono in busta paga ai loro dipendenti. Per evitare il rischio che se le tengano loro e ci facciano, che so, crociere con la moglie o ci comprino macchine nuove per i figli…
Bene, all’improvviso questa cosa ha preso vita propria, è cresciuta, si è riprodotta e, da poche pagine che era, è diventata un librone mastodontico, pieno di complicatissimi richiami, istruzioni incomprensibili e veri e propri tranelli tesi ai danni del povero compilatore. Il quale, per un mese all’anno, viene completamente risucchiato, fagocitato, masticato, digerito e poi sputato fuori in condizioni pietose.
È come se ogni anno perdesse un intero mese di vita. Di quello che gli accade intorno non sa niente, non vede niente, non sente niente. Non sa cosa succede nel mondo, ma nemmeno quello che capita nella propria famiglia.
Questa, ad esempio, è una conversazione tipica da primo ottobre in casa rompiglioni:

sorella di maia: oh, ciao!

maia: oh, ciao! come stai? e lei chi è?

sdm: Come chi è, è mia figlia!

maia: Tua figlia? Cioè tu hai una figlia? E da quando?

sdm: Come da quando? È nata tre mesi dopo il matrimonio!

maia: Oddio… sei sposata? E quando è successo?

sdm: Il primo settembre, no?

Maia: ...
ma te l’ho fatto il regalo?

Così mi son persa un sacco di belle cose, mi dicono.
Mi son persa la nascita di tre nuovi partiti. Le uscite di Mastella e Dini e di tutti quei deputati della maggioranza che votano contro la maggioranza per il bene della maggioranza. Mi son persa il Girolamo Grillo imprecante e il coro dei politici offesi. Mi son persa gli sviluppi (?) di Garlasco e qualche gossip.
Mi son persa anche delle vere notizie.

Adesso che ho un po’ di tempo devo rimediare. Riallacciare amicizie, recuperare il rapporto coi parenti, convincere la mamma che è proprio sua figlia maggiore quella che si siede a tavola a fianco a lei.
E ascoltare la mia musica preferita.
E dedicarmi al mio mac, che ho lasciato abbandonato sulla scrivania.
E rimettermi in pari con l’attualità, leggendo i giornali arretrati. Una parola per pagina.
E riprendere in mano i libri rimasti sconsolatamante abbandonati a prendere polvere.
Via, stasera mi dedicherò a Saramago, che mi occhieggia dal comodino con la sua Cecità.


* NB sia chiaro, il poeta che più odio viene qui citato solo per amicizia.
Non è che sono amica del poeta, eh. E' che a un mio amico piace.
23/09/2007
23/09/2007 21:32

commenti (72)

fumata bianca

Archiviato da maiaB in: vita vissuta, allucinazioni, i vostri preferiti

E, finalmente, il lieto evento: habemus mac!



Lo so, qualcuno di voi storcerà il naso, altri mi hanno già abbondantemente insultata, ma più delle considerazioni prettamente tecniche ha potuto il brivido della novità.
La sola idea di dover imparare ad usare un apparecchio del cui funzionamento non so assolutamente niente mi elettrizza.
Un po' come quando ho estratto per la prima volta il ferro da stiro dalla sua confezione.
Speriamo solo che l'innamoramento per il mac duri un po' di più.

Certo, ora mi ritrovo fra le mani un gioiellino di tecnica ma anche di fighettaggine.
Di più, credo di aver acquistato il campione mondiale di fighettaggine.
Perché tutto nel mac è fighetto.
L'aspetto, per cominciare. Ma questo è risaputo.
Quello che fa impressione è che ogni cosa del mondo che lo circonda è fighetta.
A partire dai negozi ufficiali Apple.
Prendiamo quello in cui sono andata io.

Tutto bianco.
Pavimenti bianchi, pareti bianche, soffitto bianco, mobili bianchi.
Tutto molto asettico, come in una astronave kubrikiana.
E i commessi? Beh, è inutile dirlo, i commessi sono pallidi. Mortalmente pallidi. Però bellissimi. Direi quasi perfetti. In pratica dei modelli prestati al meraviglioso mondo dell'informatica (fighetta).Quello che mi serve ha uno sguardo sbrilluccicante, la voce profonda che mi spiega non so che di importante. Però... però c’è qualcosa che mi disturba... Ma certo, le sopracciglia! Sono lunghe, foltissime e non pettinate! Ma no, non si può, quei peli neri fuori posto rovinano tutto l’insieme! Istintivamente mi viene da allungare una mano per sistemarlo ma lui fraintende e mi spara un sorriso a tuttidenti. In un attimo, il caos. Il neon (bianco) si riflette sulla magnifica dentatura (immacolata), in un flash abbagliante rimbalza sulle vetrine di fronte, viene rispedito verso lo specchio fashion e si frantuma in mille rivoletti abbaglianti su tutti gli schermi in esposizione, che li restituiscono moltiplicati, con tremendo effetto accecante. Chiudo gli occhi, barcollo all’indietro, finisco sulle vetrinette, faccio crollare tutti gli aggeggini musicali fighetti (quelli, stranamente, coloratissimi), il colpo fa dondolare pericolosamente i mobili intorno, stracolmi di apparecchi fighettamente ipertecnologici... Una selva di urla, a dire il vero ben poco fighette, sale da ogni lato ed io non capisco più niente.
Non so esattamente come sia andata a finire, quando sono riuscita a riacquistare la vista mi trovavo già sul 14 che mi riportava a casa, con la mia bella scatola (bianca) stretta fra le braccia.

Da questa storia ho tratto ben due insegnamenti.

Il secondo è che quando avrò bisogno di assistenza converrà andare in negozio con un bel paio di occhiali da sole.

Ma il più importante è che per possedere un mac bisogna innanzi tutto meritarselo. Non è che puoi tenere un mac così! Per indossare un mac bisogna saperlo portare! Bisogna essere dotati di un certo charme, un certo aplomb, un certo savoir faire.
Per questo mi sono subito iscritta ad un corso accelerato di bon ton.

Quindi, ben vestita e ben truccata, l’ho tirato fuori dalla confezione. E l’ho rimirato tutto. Da ogni lato. Ho notato la linea morbida, la deliziosa mela (bianca) sul coperchio, tutti quei graziosi buchini sul fianco, il curioso pulsantino sul fondo che, se premuto, fa accendere un’allegra fila di lucine verdi...
Poi, visto che un’ora non mi era bastata per capire come si aprisse, l’ho elegantemente appoggiato sulla mia scrivania.
Dove fa la sua porca figura!

 
ps questo è anche un post di ringraziamento.
A tutti quelli che mi hanno consigliata in questi giorni. Son stati consigli totalmente discordanti l’uno dall’altro, ma ognuno ugualmente preziosissimo.

E poi devo un bacio a Edo, l’autore del coso lì, come si chiama, il disegnino che c’è lì in cima...
Ditemi voi come si farebbe senza un grafico così! E per di più è un grafico iper-mac-dotato!